Bortolomai: "Non pensavo che capitasse così presto ma allenare lo United non mi spaventa"

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Il neo manager parla del suo SenagoMilano: "Rispetto reciproco con i miei ex compagni. Mi fido dei giovani, so che sono cresciuti. Continuerò il lavoro di Duarte per sviluppare il progetto della franchigia, avrei continuato volentieri a imparare da lui. Vorrei ripetere l'ultimo campionato. Partirò con un gruppo ampio, a marzo la rosa definitiva. E speriamo che Fibs e Comune rilancino presto il Kennedy"

 

Forse nemmeno lui se lo aspettava così presto. E invece Alessandro Bortolomai ha dovuto dare improvvisamente un’accelerata alla propria carriera di tecnico. E’ vero che un anno fa aveva detto basta con il baseball giocato, perché aveva deciso che la sua strada sarebbe stata quella della panchina, ma dopo un solo anno di rodaggio come coach di Renny Duarte, si trova già ad avere la responsabilità tecnica in prima persona della franchigia United. Che, pur con tutte le difficoltà economiche del momento, resta pur sempre un progetto ambizioso, che vuole arrivare a coinvolgere anche altre realtà del baseball milanese e lombardo.

A 33 anni Alessandro Bortolomai, “Mezzo” per tutti quelli che frequentano i campi da baseball, è dunque chiamato a un impegno non indifferente. Figlio d’arte in campo (papà Daniele e mamma Manuela protagonisti negli anni Settanta-Ottanta), adesso sarà anche figlio d’arte in panchina, perché lo stesso Daniele, dopo aver giocato in A1 nel Bollate e nel Milano, fu allenatore della prima squadra del Senago per qualche anno, prima di dedicarsi alla sua vera passione che era la crescita dei giovani. E tra questi giovani, guarda caso, c’era anche Alessandro che ha sempre riconosciuto nel padre uno degli allenatori a cui vuole ispirarsi, oltre ai tecnici importanti che ha avuto in prima squadra, da Duarte ad Alvarez, come da Bonetti a Moia, dai quali in un’intervista di un anno fa Botolomai disse di aver imparato molto.


- E adesso tocca a te, Alessandro. Qual è stata la tua prima impressione?
“Beh non posso nascondere che mi ha fatto molto piacere. Anche se forse pensavo di dover aspettare ancora qualche anno prima di avere un incarico così importante. Comunque la cosa non mi spaventa, anzi mi dà la giusta carica. D’altra parte già dall’anno scorso ero entrato in quest’ottica. In questi anni credo di aver imparato molto dagli allenatori che ho avuto. Lo scorso anno ho collaborato strettamente con Renny Duarte da cui ho cercato di imparare la gestione degli allenamenti e la gestione delle partite, indipendentemente dall’idea del baseball che ciascuno di noi può avere. Certo, avrei voluto imparare ancora, ma lui ha fatto la sua scelta, è un professionista e dobbiamo rispettarla. Ripeto, l’incarico non mi spaventa, anche perché l’anno scorso mi sono trovato già in più di un’occasione, quando Renny era impegnato con la nazionale spagnola, a dover gestire la squadra sia in allenamento, sia in qualche partita”.

- Ma adesso dovrai gestirla per tutto l’anno…
“Sì, e si aggiunge anche un aspetto psicologico. Che vuol dire gestire le singole persone, più che gestire il gruppo. Perché questo gruppo non mi dà preoccupazione: sono ragazzi affiatati e non ci sono mai stati problemi in campo. Ma adesso il mio compito sarà quello di far dare il meglio a ogni giocatore, soprattutto mentalmente. Poi qualcuno lo conosco fin da ragazzo, siamo cresciuti assieme e per capirci non abbiamo nemmeno bisogno di parlarci”.

- Ma questo molte volte può essere anche un handicap, perché non sempre è facile dirigere qualcuno che fino all’altro ieri è stato tuo compagno…
“So di avere a che fare con tutti ragazzi intelligenti. Capiscono la situazione e faranno di tutto per aiutarmi. D’altra parte anche l’anno scorso, quando ho diretto la squadra, non ho mai avuto problemi. C’era rispetto per me come c’è sempre stato per Renny. Ti ripeto, non è una cosa che mi preoccupa, anzi può essere un punto a nostro favore. E poi bisogna contestualizzare tutto: noi non siamo professionisti e quindi anche il nostro rapporto deve regolarsi di conseguenza”.

- La squadra era già giovane lo scorso anno, quest’anno potrebbe esserlo ancora di più…
“Continuiamo un progetto che è cominciato con la nascita della franchigia. Abbiamo un obbiettivo a medio e lungo termine e cercheremo di continuare questo lavoro. So che non sarà facile, ma proprio per questo è un’avventura ancor più stimolante. D’altra parte lo scorso anno abbiamo visto crescere molti ragazzi durante la stagione: loro sono stati bravi, ma è anche un po’ merito nostro”.

- Che cosa ti aspetti da questi ragazzi?
“Mi aspetto di ritrovarli con un anno di esperienza in più. L’anno scorso hanno giocato tutti con continuità, in ogni giornata cambiavamo formazione tra la prima e la seconda partita proprio per dare spazio a tutti. E la maggior parte di loro ha saputo sfruttare la situazione. Poi io facevo parte anche dello staff della Under 21, che praticamente era mezza squadra di serie A, e anche in quel campionato abbiamo avuto un bel risultato, vincendo il girone e arrivando dopo tanti anni alle finali nazionali. Anche se poi, per quella storia delle concomitanze, è andata come è andata… Peccato, ma i ragazzi si sono veramente impegnati su entrambi i fronti”.

- Che difficoltà ti aspetti principalmente?
“Dobbiamo valutare bene con che rosa arriveremo al via del campionato. Potrebbe esserci qualche defezione per impegni di studio o di lavoro e magari qualche problema sul monte. Ma stiamo lavorando per arrivare il più possibile competitivi”.

- Che campionato ti aspetti? In linea con l’ultimo?
“Credo di sì. Da quello che sento dire quasi tutte le squadre avranno il pitcher straniero e quindi ci ritroveremo nella stessa situazione dell’anno scorso. Ci sono un paio di squadre nuove, come il Cagliari che ritroviamo dopo qualche anno e che è sempre stata una squadra tosta. E c’è il Modena che l’anno scorso non era nel nostro girone, ma vinse il suo. Quindi una squadra da maneggiare con cura. So che l’Oltretorrente ha perso due giocatori importanti come Pomponi e Flisi, ma hanno un vivaio da cui sapranno pescare bene”.

- Quindi con quale obbiettivo partite?
“In linea di massima vorremmo ripetere il 2015, che tutto sommato è stato un buon campionato. Con una squadra giovane e tutta italiana abbiamo lottato per entrare nei playoff fino a un paio di giornate dal termine. Una cosa che nessuno avrebbe immaginato a marzo, con tanti debuttanti in serie A…”

- Pensi di portare in prima squadra qualche altro giovane della Under?
“Partiremo convocando un gruppo numeroso, poi faremo le nostre scelte. Una novità potrebbe essere Andrea Pasotto, il “fratellino” di Marco che da quest’anno è all’Accademia di Tirrenia e mi sembra già pronto per fare qualche esperienza in prima squadra. Ma ripeto, il roster definitivo lo vedremo solo a marzo”.

- Da definire c’è anche lo staff: se n’è andato Duarte ma per motivi di lavoro non ci sarà nemmeno Cristiano. Ti hanno lasciato solo con Arrichiello e Brusati…
“Sì, stiamo lavorando anche sullo staff. Stiamo cercando qualche tecnico da coinvolgere e qualche buon contatto c’è già. Luca Marzullo, inoltre, potrebbe cominciare a studiare da pitching coach, continuando a fare la chioccia ai giovani come ha fatto lo scorso anno”.

- Un’altra bella novità è il Kennedy passato finalmente sotto la gestione della Fibs. E voi aspettate da tempo di poterci tornare…
“Sì, la speranza è quella di poterlo utilizzare al più presto. E’ un discorso che ci facciamo da anni perché è assurdo non poter sfruttare da tempo una struttura così importante. Non voglio entrare in discorsi politici, spero solo che la federazione e il Comune possano cominciare a risistemarlo quanto prima”.

- Insomma, parti con un bel pieno di fiducia…
“Sì, mi fido dei veterani, con cui c’è rispetto reciproco e hanno rinnovato tutti la loro disponibilità, compreso Suardi compatibilmente con i suoi impegni professionali. I giovani so che mi ascoltano e io mi fido di loro”.

- E in più ti sono arrivati un sacco di messaggi di auguri e congratulazioni su facebook e twitter, compresi quelli di qualche ex giocatore e qualche tuo ex compagno di squadra. Un bel segnale…
“Sì, mi ha fatto piacere e voglio ringraziare tutti. Non dico che non me l’aspettavo, ma mi ha colpito”.
Buon lavoro, dunque, caro Alessandro. Lunedì c’è il raduno, poi ci sarà tanto da lavorare.

  

 
SERIE A

Pubblicato da SMU

il 29-gen-2016